29 Ottobre 2026

Zero clic e intelligenza artificiale: perché oggi un’azienda deve chiedersi se ChatGPT la consiglia

Zero clic e intelligenza artificiale: perché oggi un’azienda deve chiedersi se ChatGPT la consiglia

Per anni la domanda che ogni imprenditore si faceva sul proprio sito era una sola: “Sono in prima pagina su Google?”. Oggi quella domanda non basta più. Una parte sempre più grande delle persone non scorre i risultati di ricerca: fa una domanda a ChatGPT, a Gemini o a Perplexity, oppure legge la risposta che Google stesso genera in cima alla pagina. E spesso si ferma lì.

I numeri dell’intelligenza artificiale nella ricerca in Italia

A fine ottobre 2026 ANSA ha riportato i dati di un’indagine Sensemakers basata su numeri Comscore. A giugno 2026 le sintesi generate dall’intelligenza artificiale sono comparse nel 22% delle ricerche Google effettuate da computer in Italia, contro l’8% di aprile 2025. In poco più di un anno la quota è quasi triplicata. Oltre 20 milioni di italiani vedono queste risposte, sia su Google sia su Bing.

Anche gli assistenti AI crescono a ritmo sostenuto. Ad agosto 2026 hanno raggiunto 18,9 milioni di visitatori unici in Italia, pari al 40% della popolazione online. A inizio 2025 la quota era del 20%. Il tempo medio speso su questi strumenti è salito a 80 minuti al mese per persona, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. La crescita più forte riguarda gli over 45, cioè proprio la fascia che in molti settori prende le decisioni di acquisto.

I dati di SEOZoom, una delle piattaforme SEO più usate in Italia, completano il quadro. Secondo il loro osservatorio, il 42% delle parole chiave monitorate fa comparire una AI Overview, ma solo lo 0,13% dei domini italiani riesce a entrare tra le fonti citate. Lo spazio esiste, ma è molto ristretto.

Il fenomeno zero clic: cosa cambia per le aziende

Quando l’intelligenza artificiale risponde direttamente alla domanda, molti utenti non sentono più il bisogno di cliccare su un sito. È il cosiddetto fenomeno “zero clic”. Per un’azienda le conseguenze sono due, e opposte.

Se il brand viene nominato nella risposta, intercetta il cliente prima ancora che arrivi su Google, spesso in un momento in cui la decisione è già quasi presa. Se invece il brand non viene nominato, per quella persona semplicemente non esiste, anche se il sito è in prima pagina.

È per questo che accanto alla SEO tradizionale si è affermata la GEO, Generative Engine Optimization: l’insieme delle attività che servono a far sì che le intelligenze artificiali scelgano un sito come fonte, nominino il brand e lo descrivano in modo corretto.

Il punto di vista di un consulente SEO dal 2008

Roger Pagini si occupa di posizionamento online dal 2008 e nel 2011 ha fondato con il fratello Joel l’agenzia Marketing-SEO.it, che oggi segue aziende, professionisti, strutture ricettive e web agency in tutta Italia. È autore di TikTok Domination e, con Joel, di Crescita Rapida sul Social Network, che nel 2022 si è posizionato primo su Amazon nella categoria Internet.

Secondo Pagini, l’errore più comune è credere di essere visibili sulle AI solo perché si è visibili su Google. Le due cose sono collegate, perché le intelligenze artificiali pescano informazioni da siti ben indicizzati e affidabili, ma non coincidono. Capita spesso che un’azienda in prima pagina non venga mai nominata da ChatGPT, mentre al suo posto escono concorrenti meno forti su Google ma più presenti sulle fonti che le AI consultano.

Un caso concreto: il B&B di Lucca “già presente su ChatGPT”

Uno dei casi che Pagini racconta più volentieri riguarda un bed and breakfast di Lucca. Durante il primo contatto il titolare era tranquillo: su ChatGPT, diceva, c’era già.

In effetti c’era. Ma solo a due condizioni: bisognava scrivere il nome esatto della struttura e trovarsi a Lucca mentre lo si scriveva. In pratica l’AI lo consigliava soltanto a chi lo conosceva già e ci stava praticamente davanti. Un turista però non scrive il nome di un B&B che non conosce: scrive “B&B a Lucca”, “dove dormire nel centro di Lucca”, “qual è il miglior affittacamere a Lucca”. E su quelle domande la struttura non compariva.

Dopo un lavoro mirato su sito, contenuti e presenza esterna, il B&B oggi compare praticamente sempre anche con le domande generiche, e anche quando chi chiede si trova in un’altra città o all’estero. Il risultato più importante però è un altro: in sei mesi dall’intervento le camere affittate sono raddoppiate.

Da dove si parte: l’analisi SEO e GEO

Per Pagini il punto di partenza è sempre un’analisi che consideri insieme Google e le intelligenze artificiali. In sintesi, gli aspetti da verificare sono questi:

  • L’accesso dei bot AI al sito. Molti siti bloccano i crawler di ChatGPT, Perplexity o Bing senza saperlo, a causa di plugin di sicurezza, firewall o regole del file robots.txt copiate anni prima.
  • La leggibilità dei contenuti. Se testi e informazioni vengono caricati tramite JavaScript, molti bot AI non li vedono affatto.
  • La citabilità dei testi. Le AI premiano contenuti che rispondono subito alla domanda, sono divisi in sezioni chiare e contengono dati concreti e verificabili come prezzi, tempi, percentuali e risultati.
  • La chiarezza dell’identità del brand. Dati strutturati, informazioni aziendali coerenti su sito, Scheda Google e directory, una pagina “chi siamo” completa.
  • Le menzioni esterne. Le AI si fanno un’idea di un’azienda leggendo cosa si dice di lei su testate, siti di settore, forum, YouTube e social, anche senza link.
  • Il test reale sulle AI. Un set di domande che i clienti fanno davvero, ripetute più volte su ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot e Google, per misurare quante volte il brand compare e chi compare al suo posto.

Il file llms.txt: secondo Pagini oggi è praticamente obbligatorio

Tra gli strumenti più discussi c’è il file llms.txt, una sorta di mappa del sito scritta apposta per le intelligenze artificiali, che riassume in poche righe chi è l’azienda, cosa fa e quali sono le pagine più importanti. Non è ancora uno standard ufficiale, ma per Pagini serve tantissimo ed è praticamente obbligatorio. Durante le analisi, racconta, quasi nessun sito ce l’ha ancora, nemmeno quelli di aziende grandi. Questo significa che chi lo implementa oggi parte in vantaggio.

GEO garantita? Cosa si può promettere davvero

Un altro tema su cui Pagini è netto riguarda le promesse che circolano sul mercato. Chi vende la “GEO garantita”, cioè la certezza di essere consigliati da ChatGPT o di comparire primi su Gemini, secondo lui non può farlo, perché nessuna agenzia controlla gli algoritmi delle intelligenze artificiali.

Quello che si può garantire, ed è l’approccio adottato da Marketing-SEO.it, è un risultato misurabile: l’incremento delle visite al sito, sia da Google sia dalle intelligenze artificiali. Sono dati che il cliente può verificare da solo in Google Analytics e in Search Console.

La guida completa

Il metodo completo, diviso in dieci fasi, con gli strumenti da usare, gli errori più comuni e tre casi reali con numeri, è spiegato nella guida pubblicata sul blog dell’agenzia: come fare un’analisi SEO e GEO per le intelligenze artificiali.

Per le aziende che si chiedono se oggi ChatGPT le consiglia, la risposta più semplice è fare la prova. Il passo successivo è capire perché la risposta è quella, e cosa fare per cambiarla. È esattamente il punto da cui un analisi SEO/GEo fatta con metodo.