25 Agosto 2026

Quanto prenderò di pensione? Come fare una stima realistica

Quanto prenderò di pensione? Scopri come stimare l’assegno futuro, controllare i contributi INPS e calcolare la differenza rispetto allo stipendio.

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Quanto prenderò di pensione? Come fare una stima realistica

Quanto prenderò di pensione? È una domanda semplice solo in apparenza. Per ottenere una risposta attendibile non basta conoscere l’ultimo stipendio e applicare una percentuale generica.

L’importo della futura pensione dipende dalla storia contributiva, dal sistema di calcolo applicabile, dalla continuità del lavoro, dai redditi percepiti, dall’età di pensionamento e dalle regole che saranno in vigore quando si lascerà il lavoro.

Per questo due persone della stessa età e con lo stesso stipendio attuale possono ricevere pensioni molto diverse.

Un lavoratore con una carriera continua iniziata a 23 anni si trova in una situazione differente rispetto a una persona che ha iniziato a versare contributi a 32 anni e ha attraversato lunghi periodi senza contribuzione.

La prima cosa da fare, quindi, non è cercare online una tabella con scritto “stipendio di 2.000 euro uguale pensione di 1.400 euro”. Il primo passo è controllare la propria storia previdenziale.

L’INPS mette a disposizione il servizio La mia pensione futura, che permette di simulare presumibilmente la pensione al termine dell’attività lavorativa sulla base della normativa vigente e di tre elementi fondamentali: età, storia lavorativa e retribuzione o reddito. Il servizio consente inoltre di controllare i contributi registrati, stimare la data di pensionamento, visualizzare l’importo a moneta costante e conoscere il rapporto stimato tra prima rata di pensione e ultimo stipendio.

Una stima realistica della pensione parte dai contributi realmente accreditati, non da una percentuale trovata su Internet.

Vediamo quindi quali dati servono, quali strumenti utilizzare e come capire se sarà necessario costruire una pensione integrativa.

Come viene calcolata la pensione in Italia

Per stimare l’importo della pensione bisogna prima comprendere, almeno nelle linee generali, come funziona il sistema pensionistico italiano.

Il metodo di calcolo varia in base all’anzianità contributiva del lavoratore.

L’INPS distingue tre principali sistemi:

  • sistema retributivo;
  • sistema misto;
  • sistema contributivo.

Per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, la pensione viene calcolata con il sistema contributivo, salvo le particolarità previste dagli istituti vigenti. Per chi possiede contribuzione precedente a quella data, il calcolo può comprendere quote determinate con sistemi differenti. Dal 1° gennaio 2012, il sistema contributivo si applica comunque alle quote di pensione relative alle anzianità maturate da quella data.

Questa distinzione spiega perché non è possibile calcolare correttamente la pensione conoscendo soltanto l’età e lo stipendio attuale.

Come funziona il sistema contributivo

Nel sistema contributivo, in termini semplificati, i contributi versati nel corso della vita lavorativa contribuiscono alla formazione di un montante individuale.

Al momento del pensionamento, il montante viene trasformato in pensione attraverso i coefficienti di trasformazione previsti dalla normativa.

Il risultato dipende quindi da numerose variabili:

  • quantità di contributi versati;
  • durata della carriera;
  • redditi e retribuzioni;
  • periodi senza contribuzione;
  • contribuzione figurativa;
  • eventuali riscatti;
  • eventuali ricongiunzioni;
  • età di pensionamento;
  • coefficienti applicabili.

Nel sistema contributivo una carriera discontinua può avere un effetto diretto sul futuro assegno pensionistico.

Questo è particolarmente importante per le generazioni più giovani, che possono avere carriere caratterizzate da contratti differenti, periodi di disoccupazione, lavoro autonomo e contribuzione versata in gestioni diverse.

Il sistema misto

Il sistema misto combina parti calcolate secondo criteri differenti.

L’INPS precisa che per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 il calcolo comprende una parte retributiva per le anzianità maturate fino a quella data e una parte contributiva per i periodi successivi. Per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, la parte retributiva arriva fino al 31 dicembre 2011 e quella contributiva riguarda le anzianità dal 2012.

Per il lavoratore comune non è necessario effettuare manualmente tutti i calcoli.

È però importante capire che la pensione non è una semplice percentuale fissa dell’ultimo stipendio.

Il primo passo: controllare l’estratto conto contributivo

Prima di fare qualsiasi simulazione bisogna controllare i contributi.

La carriera lavorativa può essere lunga e complessa. Un errore o un periodo mancante può modificare la stima della pensione futura.

È quindi utile verificare:

  • data del primo contributo;
  • periodi di lavoro presenti;
  • eventuali periodi mancanti;
  • contribuzione figurativa;
  • contributi da lavoro autonomo;
  • contribuzione nella Gestione Separata;
  • eventuali riscatti già effettuati;
  • periodi contributivi presenti in gestioni differenti.

Il servizio INPS La mia pensione futura consente di controllare i contributi registrati e di segnalare all’Istituto eventuali periodi mancanti tramite la funzionalità prevista.

Questo controllo dovrebbe essere effettuato periodicamente e non soltanto pochi mesi prima della pensione.

Scoprire un problema contributivo a trent’anni dalla pensione è molto diverso dallo scoprirlo quando si sta per lasciare il lavoro.

Documenti, contratti, buste paga e certificazioni possono essere più difficili da recuperare dopo molti anni.

Un esempio di carriera apparentemente simile

Consideriamo due persone di 45 anni.

Entrambe guadagnano oggi 2.000 euro netti al mese.

La prima ha iniziato a lavorare a 23 anni e ha avuto una carriera sostanzialmente continua.

La seconda ha iniziato a 28 anni, ha attraversato alcuni periodi senza contribuzione e ha lavorato per diversi anni con redditi inferiori.

Guardando soltanto lo stipendio attuale sembrano avere una situazione simile.

Dal punto di vista previdenziale, invece, possono essere molto diverse.

La prima può avere oltre vent’anni di contribuzione già accumulata. La seconda potrebbe avere un’anzianità sensibilmente inferiore e un montante contributivo differente.

Per questo le simulazioni basate esclusivamente sull’ultimo stipendio sono poco affidabili.

Come usare “La mia pensione futura” dell’INPS

Per chi vuole capire quanto prenderà di pensione, uno degli strumenti principali è La mia pensione futura.

Il servizio utilizza le informazioni sulla posizione previdenziale dell’utente e permette di costruire diversi scenari.

Secondo l’INPS, lo strumento consente di:

  • controllare la contribuzione registrata;
  • conoscere la data stimata di maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata;
  • calcolare l’importo stimato a moneta costante;
  • stimare il tasso di sostituzione;
  • simulare l’interruzione anticipata del lavoro;
  • modificare l’andamento futuro della retribuzione;
  • valutare l’effetto economico di un pensionamento posticipato;
  • combinare diverse ipotesi di reddito e data di uscita.

Questa possibilità di creare scenari è molto importante.

Una simulazione pensionistica non dovrebbe produrre soltanto un numero.

Dovrebbe rispondere a domande come:

  • cosa succede se lavoro tre anni in più?
  • cosa cambia se il reddito cresce lentamente?
  • quale sarebbe l’effetto di un’interruzione del lavoro?
  • quale sarà la differenza tra ultimo reddito e pensione?
  • quanto dovrei integrare con risparmio privato?

Una buona simulazione pensionistica non cerca un numero perfetto: costruisce diversi scenari plausibili.

Importo nominale e importo a moneta costante

Quando si parla di pensioni future, soprattutto su orizzonti di venti o trent’anni, bisogna prestare attenzione all’inflazione.

Dire a un trentenne che tra quasi quarant’anni riceverà una determinata cifra nominale può essere poco utile se non si considera il potere d’acquisto.

Per questo il servizio INPS può mostrare la stima della pensione a moneta costante, cioè senza confondere la crescita nominale dei valori con l’effetto dell’inflazione.

Facciamo un esempio concettuale.

Ricevere 2.000 euro al mese oggi e riceverli tra trent’anni non significa necessariamente avere lo stesso potere d’acquisto.

Per una pianificazione realistica è quindi utile ragionare in termini di capacità di spesa futura, non soltanto di numero nominale scritto sull’assegno.

Che cos’è il tasso di sostituzione della pensione

Una delle informazioni più utili per valutare il futuro pensionistico è il tasso di sostituzione.

La COVIP lo definisce come il rapporto percentuale tra la prima pensione percepita e l’ultima retribuzione ricevuta.

Facciamo un esempio semplificato.

Una persona ha:

  • ultimo reddito mensile di riferimento: 2.500 euro;
  • prima pensione stimata: 1.750 euro.

Il tasso di sostituzione teorico è:

1.750 ÷ 2.500 × 100 = 70%

La differenza mensile è di 750 euro.

Questo divario è il punto da analizzare nella pianificazione previdenziale.

Se il lavoratore ritiene che durante la pensione avrà bisogno di circa 2.200 euro al mese per mantenere il proprio tenore di vita, una pensione di 1.750 euro lascerebbe un fabbisogno teorico di 450 euro mensili.

Naturalmente il calcolo deve considerare anche:

  • riduzione o aumento delle spese;
  • mutuo eventualmente estinto;
  • costi sanitari;
  • altri redditi;
  • immobili;
  • risparmi;
  • pensione complementare;
  • composizione del nucleo familiare.

Il vero problema previdenziale non è sapere soltanto quanto sarà la pensione, ma capire la distanza tra il reddito futuro e le spese future.

Esempi pratici: stipendio e pensione futura

Per comprendere il metodo, possiamo costruire alcuni esempi puramente illustrativi.

Le percentuali utilizzate non sono previsioni del sistema pensionistico e non rappresentano stime INPS. Servono esclusivamente a mostrare come ragionare sul tasso di sostituzione.

Esempio 1: ultimo reddito di 1.500 euro

Supponiamo:

  • ultimo reddito: 1.500 euro;
  • tasso di sostituzione ipotetico: 70%.

Calcolo:

1.500 × 70% = 1.050 euro

Differenza:

1.500 – 1.050 = 450 euro al mese

Se la persona vuole integrare interamente il divario, deve pianificare una fonte di reddito complementare.

Esempio 2: ultimo reddito di 2.000 euro

Supponiamo:

  • ultimo reddito: 2.000 euro;
  • tasso di sostituzione ipotetico: 65%.

Pensione teorica:

2.000 × 65% = 1.300 euro

Divario:

700 euro mensili

Esempio 3: ultimo reddito di 3.000 euro

Supponiamo:

  • ultimo reddito: 3.000 euro;
  • tasso di sostituzione ipotetico: 60%.

Pensione teorica:

3.000 × 60% = 1.800 euro

Divario:

1.200 euro al mese

Questi esempi non devono essere utilizzati per prevedere la propria pensione. Mostrano invece perché la percentuale deve essere applicata solo dopo aver ottenuto una stima personale attendibile.

Il tasso di sostituzione può variare sensibilmente tra lavoratori con carriere diverse.

“Pensami” e “La mia pensione futura”: attenzione alla differenza

L’INPS mette a disposizione strumenti con funzioni differenti.

La mia pensione futura è il servizio che permette di stimare presumibilmente anche l’importo futuro sulla base della posizione previdenziale e di simulare diversi scenari.

Pensami – PENSione A MIsura, invece, è un simulatore di scenari pensionistici che aiuta a conoscere quando e attraverso quali principali canali si potrebbe accedere alla pensione. Il servizio non fornisce l’importo della futura pensione e non utilizza direttamente le informazioni della banca dati INPS: l’utente inserisce i dati necessari alla simulazione.

La distinzione è importante.

Se la domanda è:

Quando potrei andare in pensione e attraverso quale possibilità?

Pensami può aiutare a esplorare gli scenari.

Se la domanda è:

Quanto potrebbe essere il mio assegno?

Il riferimento più pertinente è La mia pensione futura, nei limiti delle categorie e delle funzionalità previste dal servizio.

Confondere i due strumenti può portare il lettore ad aspettarsi da Pensami un calcolo dell’importo che il servizio non fornisce.

Come costruire una stima realistica in cinque passaggi

Una valutazione previdenziale personale può essere organizzata in cinque fasi.

1. Controllare la storia contributiva

Il primo passo è verificare i contributi registrati.

Non ha senso costruire scenari sofisticati partendo da una storia contributiva incompleta o errata.

2. Individuare la possibile data di pensionamento

La data di uscita incide sul numero di anni di contribuzione e, nel sistema contributivo, anche sulla trasformazione del montante secondo le regole applicabili.

3. Ottenere una prima stima dell’importo

La stima INPS rappresenta una base di lavoro, non una promessa contrattuale.

Le regole possono cambiare e anche la carriera futura può essere diversa da quella ipotizzata.

4. Calcolare il tasso di sostituzione

Confrontare la pensione stimata con l’ultimo reddito aiuta a comprendere il possibile divario.

5. Stimare le spese future

Non è necessario sostituire automaticamente il 100% dell’ultimo stipendio.

Una persona potrebbe arrivare alla pensione senza mutuo e con figli economicamente indipendenti. Allo stesso tempo, potrebbero aumentare altre voci, come assistenza e salute.

La pensione necessaria non coincide automaticamente con l’ultimo stipendio: dipende dal tenore di vita che si vuole e si potrà sostenere.

Come calcolare il proprio gap previdenziale

Il gap previdenziale è, in termini semplici, la distanza tra le risorse attese durante la pensione e il reddito necessario per sostenere il tenore di vita desiderato.

Facciamo un esempio.

Una persona stima di aver bisogno di:

2.000 euro al mese

La pensione pubblica stimata è:

1.450 euro al mese

Il divario è:

550 euro mensili

Su base annuale:

550 × 12 = 6.600 euro

A questo punto la domanda diventa concreta:

Come posso costruire un’integrazione di 6.600 euro annui?

Le possibili risposte possono comprendere:

  • previdenza complementare;
  • patrimonio finanziario;
  • redditi immobiliari;
  • altre fonti di reddito;
  • riduzione programmata delle spese;
  • combinazione di più strumenti.

Il fondo pensione è una delle possibili risposte, ma la pianificazione deve considerare l’intero patrimonio familiare.

Pensione pubblica e fondo pensione: come fare una stima completa

Per avere una visione completa non basta conoscere la pensione INPS.

Chi aderisce alla previdenza complementare dovrebbe controllare periodicamente anche la propria posizione individuale.

La COVIP spiega che, nella previdenza complementare, l’importo della pensione dipende da fattori come contributi versati, durata della partecipazione, costi sostenuti e rendimenti ottenuti.

La pianificazione dovrebbe quindi considerare due livelli:

Primo livello: pensione pubblica stimata

Secondo livello: pensione complementare o capitale previdenziale accumulato

Facciamo un esempio teorico.

Una persona prevede una pensione pubblica di 1.500 euro mensili.

Il suo obiettivo di reddito è 2.000 euro.

Gap:

500 euro al mese

Se possiede una posizione previdenziale complementare significativa, questa potrà contribuire a coprire una parte del divario attraverso le modalità di prestazione previste.

La previdenza complementare è più efficace quando nasce da un gap misurato, non da una generica paura della pensione futura.

Quanto spesso bisogna rifare la simulazione?

Una simulazione effettuata a 30 anni non dovrebbe essere conservata in un cassetto fino ai 60.

La situazione può cambiare.

È utile aggiornare la stima quando:

  • cambia lo stipendio in modo significativo;
  • si cambia lavoro;
  • si passa da dipendente ad autonomo o viceversa;
  • si attraversano lunghi periodi senza contribuzione;
  • si effettua un riscatto o una ricongiunzione;
  • cambia la normativa in modo rilevante;
  • ci si avvicina alla pensione.

Una verifica ogni pochi anni può essere un buon metodo per chi ha una carriera stabile. In presenza di cambiamenti importanti, è utile aggiornare prima l’analisi.

Il servizio La mia pensione futura permette di modificare alcune ipotesi, come l’andamento della retribuzione e la data di pensionamento, per confrontare scenari differenti.

Gli errori più comuni nel calcolo della pensione futura

Il primo errore è utilizzare una percentuale generica dello stipendio.

Il secondo è ignorare i periodi contributivi mancanti.

Il terzo è confondere pensione lorda e reddito netto disponibile.

Il quarto è confrontare una pensione futura nominale con lo stipendio di oggi senza considerare il potere d’acquisto.

Il quinto è fare una sola simulazione e considerarla definitiva.

Il sesto è dimenticare le spese future.

Il settimo è iniziare a occuparsi della pensione soltanto pochi anni prima dell’uscita dal lavoro.

Una stima pensionistica è utile soprattutto quando c’è ancora tempo per correggere il percorso.

Se una persona scopre a 35 anni di avere un potenziale gap previdenziale, ha decenni per intervenire. Se lo scopre a 65 anni, le possibilità sono molto più limitate.

FAQ: quanto prenderò di pensione?

Come posso sapere quanto prenderò di pensione?

È possibile utilizzare il servizio INPS La mia pensione futura, che consente di ottenere una stima sulla base della normativa vigente, dell’età, della storia lavorativa e della retribuzione o reddito.

Posso calcolare la pensione partendo dallo stipendio?

Lo stipendio da solo non basta. La pensione dipende dalla storia contributiva, dal sistema di calcolo, dai periodi lavorati, dal reddito e dall’età di pensionamento.

Che cos’è il tasso di sostituzione?

È il rapporto percentuale tra l’importo della prima pensione e l’ultima retribuzione. Serve a misurare la distanza tra reddito da lavoro e reddito pensionistico.

Pensami calcola l’importo della pensione?

No. Il simulatore Pensami aiuta a esplorare i possibili scenari di accesso alla pensione, ma non fornisce informazioni sugli importi.

La simulazione INPS è definitiva?

No. È una stima basata sulla normativa vigente e sulle ipotesi utilizzate. La carriera lavorativa futura, il reddito e le regole possono cambiare.

Una carriera discontinua riduce la pensione?

Può incidere significativamente, soprattutto nel sistema contributivo, perché periodi senza contribuzione possono ridurre il montante accumulato e modificare il risultato finale.

Come posso integrare una pensione futura troppo bassa?

Le possibilità possono includere previdenza complementare, risparmio finanziario e altre fonti di reddito. La strategia deve partire dalla misurazione del gap previdenziale e dalla situazione personale.

Conclusione

Capire quanto si prenderà di pensione è possibile, ma richiede un metodo più serio rispetto all’applicazione di una percentuale allo stipendio attuale.

Il punto di partenza è la storia contributiva. Bisogna verificare che i periodi di lavoro siano correttamente registrati, individuare i possibili scenari di pensionamento e ottenere una prima stima dell’importo futuro.

Il servizio INPS La mia pensione futura consente di lavorare su questi elementi e di confrontare scenari differenti modificando alcune variabili della carriera e del pensionamento.

Il passaggio successivo è calcolare il tasso di sostituzione e, soprattutto, il gap previdenziale.

La domanda decisiva non è soltanto “quanto prenderò?”, ma “quella cifra sarà sufficiente per le mie spese future?”.

Una persona con una pensione stimata di 1.500 euro può trovarsi in una situazione adeguata se prevede spese di 1.300 euro. Un’altra persona con la stessa pensione può avere un problema se vuole o deve sostenere costi mensili di 2.200 euro.

La previdenza complementare entra in gioco proprio in questo spazio: la distanza tra pensione pubblica prevista e reddito necessario.

Prima si misura questa distanza, maggiore è il tempo disponibile per costruire una soluzione realistica.

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