Previdenza complementare: guida completa per iniziare
Previdenza complementare: come funziona, quanto versare, vantaggi fiscali, costi e tipi di fondo pensione. La guida completa per iniziare.
Previdenza complementare: guida completa per iniziare
La previdenza complementare serve a costruire un reddito aggiuntivo rispetto alla pensione pubblica. Il principio è semplice: durante la vita lavorativa si effettuano versamenti in una forma pensionistica, il capitale viene investito e, al momento del pensionamento, la posizione accumulata può trasformarsi in una prestazione complementare secondo le modalità previste.
Nella pratica, però, le domande sono molte.
Quanto bisogna versare ogni mese? È meglio lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione? Qual è la differenza tra fondo negoziale, fondo aperto e PIP? Quanto incidono i costi? I soldi sono bloccati fino alla pensione? Quanto si risparmia sulle tasse?
Sono domande importanti perché una decisione previdenziale può accompagnare una persona per venti, trenta o quarant’anni.
La COVIP, l’autorità che vigila sulle forme pensionistiche complementari, sottolinea l’importanza di valutare con attenzione costi, rendimenti, caratteristiche della forma pensionistica e orizzonte temporale. Il confronto non dovrebbe essere effettuato sulla base della pubblicità o del rendimento dell’ultimo anno, ma attraverso una valutazione complessiva.
Il fondo pensione non è semplicemente un prodotto finanziario: è uno strumento di pianificazione del reddito futuro.
Per questo motivo, prima di scegliere, bisogna partire dalla propria situazione personale.
In questa guida vedremo come funziona la previdenza complementare, quali forme esistono, quanto versare, quali sono i vantaggi fiscali e gli errori da evitare.
Che cos’è la previdenza complementare e come funziona
La previdenza complementare è una forma di risparmio previdenziale volontario che ha l’obiettivo di integrare la pensione obbligatoria.
Il funzionamento può essere riassunto in tre fasi.
Prima fase: contribuzione
L’aderente alimenta la propria posizione previdenziale attraverso i contributi.
A seconda della situazione lavorativa e della forma pensionistica, la posizione può ricevere:
- contributi personali;
- contributi del datore di lavoro;
- TFR;
- versamenti aggiuntivi.
Non tutte le persone utilizzano contemporaneamente tutte queste fonti.
Un lavoratore dipendente che aderisce a un fondo negoziale può, per esempio, avere una struttura contributiva diversa da quella di un lavoratore autonomo che versa personalmente in un fondo aperto.
Seconda fase: accumulo
Le somme vengono investite secondo il comparto scelto.
I comparti possono avere caratteristiche differenti e, in termini generali, essere maggiormente orientati verso:
- strumenti obbligazionari;
- combinazioni bilanciate;
- maggiore componente azionaria;
- garanzie previste dalle condizioni del comparto.
Il capitale finale dipende da diversi elementi:
- contributi versati;
- durata dell’accumulo;
- rendimenti;
- costi;
- fiscalità;
- eventuali anticipazioni o riscatti.
Il risultato di un fondo pensione dipende tanto dalla scelta iniziale quanto dalla durata e dalla continuità dei versamenti.
Terza fase: prestazione
Quando vengono raggiunti i requisiti previsti, la posizione può essere utilizzata secondo le modalità consentite dalla disciplina della previdenza complementare.
A seconda della situazione e delle condizioni applicabili, la prestazione può comprendere una rendita e, nei limiti previsti, una componente in capitale.
Esistono inoltre strumenti e possibilità specifiche durante la fase di accumulo, come anticipazioni, riscatti e, in presenza dei requisiti, la RITA.
Perché la previdenza complementare è diventata importante
La pensione pubblica rimane il primo pilastro del sistema previdenziale italiano.
La previdenza complementare non la sostituisce.
Il suo compito è integrare il reddito futuro.
La necessità di una pensione integrativa dipende dalla situazione individuale. Un lavoratore con una lunga carriera stabile e un patrimonio personale consistente può avere esigenze differenti rispetto a una persona con carriera discontinua e pochi risparmi.
Per capire se esiste un problema previdenziale bisogna misurare il possibile divario tra:
reddito necessario durante la pensione e pensione pubblica stimata
Facciamo un esempio puramente illustrativo.
Una persona stima che durante la pensione avrà bisogno di 2.000 euro al mese.
La pensione pubblica stimata è di 1.500 euro.
Il divario è:
2.000 – 1.500 = 500 euro mensili
Su base annuale:
500 × 12 = 6.000 euro
Questo è il gap previdenziale da analizzare.
La previdenza complementare può contribuire a ridurre questa distanza.
La domanda corretta non è “devo avere un fondo pensione?”, ma “quale sarà il mio possibile gap previdenziale e come voglio affrontarlo?”.
La risposta può includere un fondo pensione, risparmio finanziario, patrimonio immobiliare e altre fonti di reddito.
I tre principali tipi di fondo pensione
Nel sistema della previdenza complementare esistono diverse forme pensionistiche.
Per un risparmiatore è fondamentale conoscere almeno tre categorie:
- fondi pensione negoziali;
- fondi pensione aperti;
- PIP, piani individuali pensionistici.
Fondi pensione negoziali
I fondi negoziali sono forme pensionistiche istituite sulla base di accordi tra rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Sono generalmente collegati a:
- settori professionali;
- categorie;
- aziende;
- territori.
Per un lavoratore dipendente, verificare l’esistenza del proprio fondo di categoria dovrebbe essere uno dei primi passaggi.
Il motivo è semplice: in determinate condizioni l’adesione e il versamento della contribuzione prevista possono dare accesso anche al contributo del datore di lavoro.
Questo elemento può cambiare significativamente il confronto economico.
Fondi pensione aperti
I fondi pensione aperti sono istituiti da soggetti autorizzati, come banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio e SIM.
Possono essere utilizzati attraverso adesioni individuali e, in determinate situazioni, collettive.
Offrono diversi comparti e politiche di investimento.
Prima dell’adesione è importante verificare:
- ISC;
- costi diretti;
- costi di gestione;
- comparti disponibili;
- risultati storici;
- servizi offerti.
PIP
I PIP sono forme pensionistiche individuali realizzate attraverso contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale.
Anche in questo caso è fondamentale leggere attentamente la documentazione e confrontare i costi.
Fondo aperto e PIP non sono la stessa cosa, anche se entrambi possono essere utilizzati per costruire una pensione complementare individuale.
La scelta non dovrebbe essere fatta sulla base della persona che propone il prodotto, ma attraverso il confronto di caratteristiche, costi e coerenza con le proprie esigenze.
Come scegliere un fondo pensione
Scegliere il fondo pensione più adatto non significa cercare il prodotto che ha ottenuto il rendimento migliore nell’ultimo anno.
Una valutazione più seria dovrebbe considerare almeno sei fattori.
1. Contributo del datore di lavoro
Per un dipendente, questa è una delle prime verifiche da effettuare.
Se l’adesione a una determinata forma collettiva e il versamento della contribuzione richiesta permettono di ricevere un contributo aggiuntivo del datore di lavoro, questo vantaggio deve essere considerato nel confronto.
2. Costi
La COVIP utilizza l’Indicatore Sintetico dei Costi, ISC, per rappresentare l’incidenza dei costi sulla posizione maturata durante la partecipazione.
Il confronto è essenziale perché anche differenze apparentemente piccole, mantenute per decenni, possono produrre effetti importanti sul capitale finale.
3. Comparti disponibili
Un trentenne e una persona vicina alla pensione possono avere esigenze differenti.
Non basta chiedersi quale comparto rende di più.
Bisogna chiedersi:
- quanti anni mancano alla pensione?
- quanta volatilità posso tollerare?
- come reagirei a un calo temporaneo?
- ho altre attività finanziarie?
- qual è il mio obiettivo?
4. Rendimenti di lungo periodo
I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.
Tuttavia, per valutare la gestione, può essere utile osservare periodi coerenti con la natura previdenziale dello strumento.
La COVIP pubblica rendimenti su differenti orizzonti temporali.
Guardare soltanto gli ultimi dodici mesi può essere fuorviante.
5. Flessibilità
Bisogna verificare:
- modalità di contribuzione;
- possibilità di modificare il contributo;
- comparti disponibili;
- condizioni di trasferimento;
- anticipazioni;
- riscatti;
- modalità della prestazione.
6. Trasparenza
Prima di aderire bisogna poter comprendere:
- quanto si paga;
- dove vengono investiti i soldi;
- quale rischio si assume;
- come controllare la posizione;
- quali sono le regole di uscita.
Se un prodotto previdenziale è difficile da comprendere prima della firma, non bisogna avere fretta di aderire.
Quanto versare nel fondo pensione ogni mese
Non esiste una cifra corretta per tutti.
La contribuzione deve essere coerente con:
- stipendio;
- spese;
- stabilità del lavoro;
- fondo di emergenza;
- età;
- anni mancanti alla pensione;
- pensione pubblica stimata;
- obiettivo previdenziale.
Per avere un riferimento puramente pratico, possiamo osservare diversi livelli di versamento:
| Versamento mensile | Totale annuale |
|---|---|
| 50 € | 600 € |
| 100 € | 1.200 € |
| 150 € | 1.800 € |
| 200 € | 2.400 € |
| 300 € | 3.600 € |
| 400 € | 4.800 € |
Un giovane lavoratore potrebbe iniziare con una cifra contenuta e aumentarla progressivamente.
Una persona di 45 o 50 anni potrebbe invece dover valutare un contributo più elevato se vuole costruire un capitale significativo in un periodo più breve.
La cifra migliore non è quella fiscalmente massima, ma quella che può essere sostenuta con continuità.
Versare 300 euro al mese per tre mesi e poi interrompere non è necessariamente migliore rispetto a costruire un piano sostenibile e progressivo.
Il fattore tempo: perché iniziare prima cambia il risultato
La previdenza complementare è uno strumento di lungo periodo.
Per capire l’effetto del tempo possiamo utilizzare una simulazione puramente matematica.
Ipotizziamo:
- versamento di 200 euro al mese;
- pensionamento a 67 anni;
- rendimento medio annuo netto ipotetico del 3%;
- versamenti costanti.
I risultati teorici sarebbero approssimativamente:
| Età di inizio | Anni di accumulo | Contributi versati | Montante teorico |
|---|---|---|---|
| 30 anni | 37 | 88.800 € | circa 161.200 € |
| 40 anni | 27 | 64.800 € | circa 99.000 € |
| 50 anni | 17 | 40.800 € | circa 53.000 € |
La simulazione non rappresenta una previsione e non garantisce risultati futuri.
Mostra però un principio importante.
Iniziare dieci anni prima può incidere molto più di quanto sembri guardando soltanto la differenza dei contributi versati.
Chi inizia presto può inoltre aumentare progressivamente il contributo senza dover affrontare subito uno sforzo economico elevato.
Fondo pensione o TFR in azienda?
Per i lavoratori dipendenti, una delle decisioni più importanti riguarda la destinazione del TFR.
Il confronto non può essere risolto con una risposta universale.
Bisogna considerare:
- durata fino alla pensione;
- forma pensionistica disponibile;
- contributo datoriale;
- costi;
- comparto scelto;
- propensione al rischio;
- caratteristiche della rivalutazione del TFR;
- fiscalità applicabile.
Il TFR lasciato secondo il regime applicabile segue un meccanismo di rivalutazione definito dalla legge.
Nel fondo pensione, invece, il risultato dipende dall’andamento del comparto scelto, al netto dei costi e della fiscalità.
Non è quindi corretto confrontare:
rendimento TFR contro rendimento dell’ultimo anno di un fondo.
Il confronto deve essere effettuato su un orizzonte coerente.
Per un lavoratore dipendente, la presenza del contributo del datore di lavoro può essere uno degli elementi decisivi della scelta.
La valutazione deve però essere effettuata sulla propria situazione contrattuale.
I vantaggi fiscali della previdenza complementare
La fiscalità è uno dei principali elementi di interesse della previdenza complementare.
Il sistema fiscale interviene in tre momenti:
- contribuzione;
- rendimento;
- prestazione.
Deduzione dei contributi
I contributi alla previdenza complementare sono deducibili dal reddito complessivo entro il limite ordinario di 5.164,57 euro all’anno.
Nel limite rientra anche l’eventuale contribuzione del datore di lavoro.
Il TFR conferito al fondo è invece escluso dal limite.
La deduzione riduce il reddito imponibile.
Facciamo un esempio semplificato.
Una persona ha un reddito imponibile di 40.000 euro e versa 3.000 euro deducibili.
La base imponibile teorica diventa:
40.000 – 3.000 = 37.000 euro
Il risparmio fiscale effettivo dipende dalla situazione individuale.
Il vantaggio fiscale non è un rimborso fisso uguale per tutti.
Tassazione dei rendimenti
Durante la fase di accumulo, i rendimenti dei fondi pensione sono sottoposti alla fiscalità specifica prevista per la previdenza complementare.
La COVIP indica un’imposta del 20% sui rendimenti, con trattamento specifico per la componente derivante da titoli di Stato e titoli equiparati.
Tassazione delle prestazioni
Per la parte imponibile delle prestazioni riferita alla disciplina applicabile ai contributi dal 2007, la tassazione può beneficiare dell’aliquota del 15%, riducibile in funzione degli anni di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al limite previsto.
La fiscalità delle prestazioni dipende comunque dalla natura delle somme e dalla loro collocazione temporale.
Per posizioni con una lunga storia contributiva possono coesistere regimi differenti.
I soldi del fondo pensione sono bloccati?
Una delle paure più comuni è questa:
Se verso nel fondo pensione, non vedrò più quei soldi fino alla pensione.
L’affermazione è troppo semplicistica.
Il fondo pensione ha una finalità previdenziale e non funziona come un conto corrente, ma la normativa prevede diverse possibilità di accesso alla posizione.
Tra le principali:
- anticipazione fino al 75% per gravi spese sanitarie, secondo le condizioni previste;
- anticipazione fino al 75% per acquisto o ristrutturazione della prima casa, dopo almeno otto anni di partecipazione;
- anticipazione fino al 30% per ulteriori esigenze, dopo almeno otto anni;
- riscatti parziali in determinate situazioni;
- riscatto totale nei casi previsti;
- RITA in presenza dei relativi requisiti.
Il denaro non è liberamente prelevabile, ma esistono strumenti di flessibilità disciplinati dalla normativa.
Prima di aderire è importante conoscerli, ma non bisogna dimenticare che ogni prelievo anticipato riduce il capitale destinato alla pensione.
Che cos’è la RITA
La RITA, Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, è uno strumento della previdenza complementare che, in presenza dei requisiti previsti, permette di utilizzare in modo frazionato una parte o tutta la posizione individuale per accompagnare il periodo precedente alla pensione di vecchiaia.
Non deve essere confusa con la pensione anticipata pubblica.
La RITA utilizza la posizione costruita nella previdenza complementare.
Può essere particolarmente interessante nella pianificazione degli ultimi anni della carriera lavorativa, ma richiede il rispetto delle condizioni previste.
La valutazione dovrebbe considerare:
- capitale accumulato;
- anni mancanti alla pensione;
- reddito necessario nel periodo di transizione;
- fiscalità;
- altre fonti di reddito.
Fondo pensione a 30, 40 o 50 anni: strategie diverse
L’età di ingresso cambia la strategia.
A 30 anni
La priorità è iniziare.
Un lavoratore giovane può:
- partire con una cifra sostenibile;
- aumentare gradualmente;
- valutare un orizzonte lungo;
- controllare i costi;
- verificare il fondo di categoria.
A 40 anni
La priorità è misurare.
Bisogna stimare:
- pensione pubblica;
- gap previdenziale;
- capitale già accumulato;
- contributo mensile necessario.
A questa età c’è ancora tempo, ma la pianificazione deve diventare più precisa.
A 50 anni
La priorità è evitare errori.
Il tempo è più breve e diventa particolarmente importante:
- controllare i costi;
- scegliere un rischio coerente;
- non sacrificare la liquidità necessaria;
- utilizzare in modo consapevole il vantaggio fiscale;
- costruire simulazioni realistiche.
Non è mai utile copiare la strategia previdenziale di una persona con età, reddito e patrimonio differenti.
Come controllare costi e rendimenti
La COVIP mette a disposizione strumenti pubblici che dovrebbero essere consultati prima di scegliere una forma pensionistica.
Il primo è il comparatore dell’ISC.
L’Indicatore Sintetico dei Costi aiuta a confrontare l’incidenza dei costi sulla posizione previdenziale.
Il secondo è l’elenco dei rendimenti, che permette di osservare i risultati dei comparti su differenti periodi.
Il metodo corretto è utilizzare entrambi.
Un fondo non dovrebbe essere scelto soltanto perché costa poco.
Allo stesso modo, un rendimento passato elevato non giustifica automaticamente costi elevati.
Bisogna valutare:
costi + comparto + rischio + risultati di lungo periodo + servizi + contributo datoriale
La COVIP mette in evidenza l’impatto di lungo periodo dei costi: nel proprio comparatore segnala, a titolo esemplificativo, che un ISC del 2% invece dell’1% può determinare una significativa riduzione del capitale accumulato dopo 35 anni.
Nel lungo periodo anche un punto percentuale di costo può produrre una differenza molto rilevante.
Come iniziare concretamente
Una persona che vuole iniziare può seguire un percorso in sette passaggi.
1. Controllare la pensione pubblica stimata
Il primo passo è capire la propria situazione previdenziale.
Bisogna controllare l’estratto conto contributivo e ottenere una prima stima della pensione futura.
2. Stimare il gap previdenziale
Confrontare il reddito pensionistico previsto con le spese future desiderate.
3. Verificare il fondo di categoria
Per i lavoratori dipendenti è importante controllare l’eventuale presenza di un fondo negoziale e le condizioni per ottenere il contributo datoriale.
4. Confrontare le alternative
Non bisogna firmare il primo prodotto proposto.
È utile confrontare:
- fondo negoziale;
- fondo aperto;
- PIP.
5. Controllare l’ISC
Il costo deve essere valutato su un orizzonte coerente con la durata prevista.
6. Scegliere il comparto
La scelta deve essere coerente con età, orizzonte temporale e tolleranza alle oscillazioni.
7. Stabilire un versamento sostenibile
Meglio iniziare con una cifra gestibile e aumentarla nel tempo che creare un piano troppo aggressivo.
La previdenza complementare dovrebbe essere costruita come un processo, non come un acquisto impulsivo.
Gli errori più comuni
Il primo errore è rimandare continuamente.
Il secondo è scegliere senza confrontare i costi.
Il terzo è guardare soltanto il rendimento dell’ultimo anno.
Il quarto è ignorare il contributo del datore di lavoro.
Il quinto è versare troppo e rimanere senza liquidità.
Il sesto è scegliere un comparto non coerente con il proprio profilo.
Il settimo è non controllare mai la posizione.
L’ottavo è riscattare o anticipare somme senza valutare l’effetto sulla pensione futura.
Il nono è aprire più prodotti senza una strategia.
Il decimo è credere che il vantaggio fiscale renda automaticamente conveniente qualsiasi fondo.
Un buon fondo pensione inserito in una cattiva pianificazione può comunque produrre una cattiva strategia finanziaria.
FAQ sulla previdenza complementare
Che cos’è la previdenza complementare?
È un sistema di risparmio previdenziale volontario finalizzato a integrare la pensione pubblica attraverso una posizione individuale costruita nel tempo.
Quanto bisogna versare in un fondo pensione?
Non esiste una cifra valida per tutti. Il contributo deve essere stabilito considerando reddito, spese, età, pensione pubblica stimata e obiettivi futuri.
Qual è la differenza tra fondo pensione e PIP?
I fondi pensione e i PIP sono forme di previdenza complementare con strutture differenti. Prima di scegliere è importante confrontare costi, comparti, condizioni e flessibilità.
I contributi al fondo pensione sono deducibili?
Sì. Nel regime ordinario i contributi sono deducibili dal reddito complessivo entro il limite annuale di 5.164,57 euro. Il trattamento concreto dipende dalla situazione individuale.
Il TFR rientra nel limite di deduzione?
No. Il TFR destinato alla previdenza complementare non rientra nel limite ordinario dei contributi deducibili.
Posso ritirare i soldi prima della pensione?
Sì, ma non liberamente come da un conto corrente. La normativa prevede anticipazioni, riscatti e altre possibilità in presenza delle condizioni stabilite.
Come posso confrontare i costi dei fondi pensione?
È possibile utilizzare il comparatore dell’Indicatore Sintetico dei Costi della COVIP e consultare la documentazione dei singoli fondi.
Conclusione
La previdenza complementare è uno strumento importante, ma deve essere utilizzato con metodo.
Il primo passo non è scegliere un prodotto.
È capire la propria situazione.
Bisogna controllare la pensione pubblica stimata, misurare il possibile gap previdenziale e stabilire quanto si può realmente risparmiare ogni mese.
Solo dopo ha senso confrontare fondo negoziale, fondo aperto e PIP.
La scelta migliore non è necessariamente il fondo che ha reso di più nell’ultimo anno o quello proposto dalla propria banca: è quello coerente con obiettivi, durata, costi e capacità di risparmio.
Per un lavoratore dipendente è essenziale verificare l’eventuale contributo del datore di lavoro. Per tutti è importante controllare l’ISC, confrontare i comparti e comprendere le regole relative a anticipazioni e riscatti.
Anche l’età conta.
A 30 anni il principale vantaggio è il tempo. A 40 anni diventa importante misurare il gap previdenziale. A 50 anni bisogna essere particolarmente attenti a costi, rischio e sostenibilità dei versamenti.
La previdenza complementare funziona meglio quando viene considerata parte di una pianificazione più ampia.
Fondo di emergenza, risparmio finanziario, pensione pubblica e fondo pensione hanno funzioni differenti.
La vera strategia consiste nel farli lavorare insieme per un obiettivo preciso: arrivare alla pensione con un reddito adeguato e una maggiore sicurezza finanziaria.
