21 Settembre 2026

TFR: quanto si accumula ogni anno e come calcolarlo

TFR quanto si accumula ogni anno

TFR: quanto si accumula ogni anno e come calcolarlo

Il calcolo del TFR è uno degli argomenti più importanti per chi vuole conoscere il valore reale del proprio lavoro, eppure molti dipendenti non sanno quanto Trattamento di Fine Rapporto accumulano ogni anno.

C’è chi considera il TFR una sorta di bonus pagato dall’azienda al termine del rapporto di lavoro, chi pensa che venga sottratto ogni mese dallo stipendio netto e chi, osservando una RAL di 30.000 o 40.000 euro, non riesce a capire quale parte della retribuzione finirà effettivamente nel proprio accantonamento.

Il meccanismo, nella sua logica generale, è più semplice di quanto sembri.

Ogni anno il rapporto di lavoro genera una quota di TFR. Per una stima rapida, la quota annua corrisponde a circa il 6,91% della retribuzione utile, anche se il calcolo concreto deve essere effettuato considerando quali voci retributive entrano nella base secondo le regole applicabili.

Questo significa che, utilizzando una simulazione semplificata, una retribuzione utile annua di 30.000 euro genera una quota di TFR di circa 2.073 euro.

Con 40.000 euro si arriva a circa 2.764 euro.

Ma questa è soltanto la prima parte della storia.

Il TFR accumulato segue poi una propria dinamica nel tempo. Se rimane nel regime ordinario, il montante pregresso viene rivalutato secondo il meccanismo previsto dalla legge. Se viene destinato alla previdenza complementare, le somme seguono invece l’andamento della forma pensionistica e del comparto scelto.

Il TFR è una componente della retribuzione differita: viene maturato attraverso il lavoro di oggi, ma viene utilizzato o percepito in un momento successivo.

Vediamo quindi quanto si accumula ogni anno, come effettuare una stima e quali sono gli errori più comuni nel calcolo.

Che cos’è il TFR e perché fa parte della retribuzione del lavoratore

Il TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto, è una somma che matura progressivamente durante il rapporto di lavoro.

Il concetto fondamentale da comprendere è che non si tratta di un premio discrezionale concesso dall’azienda.

Il TFR è collegato al rapporto di lavoro e matura secondo le regole previste. Il lavoratore non lo riceve normalmente insieme allo stipendio mensile, perché si tratta di una componente differita della retribuzione.

Possiamo immaginare tre momenti economici differenti.

Il primo è lo stipendio netto, che rappresenta il denaro immediatamente disponibile.

Il secondo è la contribuzione previdenziale, collegata alla posizione pensionistica e alle tutele del sistema.

Il terzo è il TFR, che matura progressivamente e viene destinato secondo le scelte e le regole applicabili al lavoratore.

Questa distinzione è importante soprattutto quando si confrontano offerte di lavoro.

Un dipendente che osserva esclusivamente il netto mensile vede soltanto una parte del valore economico prodotto dal rapporto.

Immaginiamo, per esempio, una persona con una retribuzione utile di 35.000 euro.

Utilizzando il coefficiente indicativo del 6,91%, la quota annuale di TFR è di circa: 35.000 × 6,91% = 2.418,50 euro.

In dieci anni, senza considerare crescita della retribuzione, rivalutazioni, rendimenti o altre variabili, la semplice somma delle quote annuali sarebbe superiore a 24.000 euro.

Il TFR può quindi diventare una componente patrimoniale importante, soprattutto nei rapporti di lavoro di lunga durata.

Per questo merita di essere monitorato e inserito nella pianificazione finanziaria personale.

Come si calcola il TFR annuale

Il calcolo teorico del TFR parte dalla retribuzione utile maturata durante l’anno.

La regola viene spesso sintetizzata attraverso la divisione per 13,5. Nella pratica divulgativa, per stimare la quota annua effettivamente destinata al TFR si utilizza frequentemente il valore del 6,91% della retribuzione utile.

Facciamo un esempio.

Con una retribuzione utile di 30.000 euro: 30.000 × 6,91% = 2.073 euro.

Con una retribuzione utile di 40.000 euro: 40.000 × 6,91% = 2.764 euro.

È importante parlare di retribuzione utile e non applicare automaticamente la percentuale a qualsiasi somma ricevuta durante l’anno.

La base di calcolo del TFR dipende dalla natura delle componenti retributive e dalle regole applicabili al rapporto.

Per questo, in un calcolo preciso, bisogna verificare quali elementi della retribuzione siano utili ai fini del TFR.

Una simulazione basata sulla RAL può essere comunque molto utile per ottenere un ordine di grandezza, soprattutto quando la struttura retributiva è semplice e prevalentemente fissa.

Per una stima rapida, il 6,91% permette di capire quanto TFR si accumula in un anno; per il calcolo esatto bisogna utilizzare la retribuzione effettivamente utile ai fini del TFR.

Questa distinzione evita uno degli errori più frequenti: considerare automaticamente qualsiasi bonus, rimborso o benefit come parte della base di calcolo.

Quanto TFR si accumula con RAL da 25.000 a 40.000 euro

Per comprendere l’ordine di grandezza possiamo costruire una serie di simulazioni.

Utilizziamo, per semplicità, la RAL come se coincidesse con la retribuzione utile considerata nell’esempio e applichiamo il coefficiente del 6,91%.

RAL utilizzata nell’esempio TFR annuo indicativo
25.000 € 1.727,50 €
30.000 € 2.073,00 €
35.000 € 2.418,50 €
40.000 € 2.764,00 €

La tabella permette di comprendere immediatamente il rapporto tra retribuzione e quota TFR.

Un lavoratore con una base di 25.000 euro accumula, nella simulazione, poco più di 1.700 euro all’anno.

Con 30.000 euro si superano i 2.000 euro.

Con 40.000 euro la quota annuale si avvicina a 2.800 euro.

Questi importi non devono essere confusi con il netto che il lavoratore riceverebbe in caso di liquidazione.

La tassazione del TFR segue regole specifiche e l’importo lordo maturato non coincide automaticamente con la somma netta finale disponibile.

Inoltre, nel corso di una carriera la retribuzione può aumentare.

Una persona potrebbe iniziare con una RAL di 25.000 euro, passare successivamente a 30.000, poi a 35.000 e infine a 40.000 euro.

In questo caso le quote annuali cambierebbero insieme alla retribuzione utile.

Il TFR non è una cifra fissa stabilita al momento dell’assunzione: cresce anno dopo anno in relazione alla retribuzione utile maturata.

Quanto TFR si accumula ogni mese

Anche se il TFR viene normalmente analizzato su base annuale, molti lavoratori vogliono sapere quale sia l’equivalente mensile.

Il calcolo può essere utile per comprendere quanto valore economico si sta accumulando oltre allo stipendio netto.

Prendiamo una quota annuale di 2.073 euro, corrispondente nella nostra simulazione a una base di 30.000 euro.

Dividendo per dodici mesi: 2.073 ÷ 12 = 172,75 euro al mese.

Con una base di 35.000 euro: 2.418,50 ÷ 12 = circa 201,54 euro al mese.

Con 40.000 euro: 2.764 ÷ 12 = circa 230,33 euro al mese.

Questo calcolo non significa che il lavoratore riceva una trattenuta di questi importi sullo stipendio netto.

È un modo per rappresentare il valore della quota TFR maturata.

Base annua dell’esempio TFR annuo Equivalente medio mensile
25.000 € 1.727,50 € 143,96 €
30.000 € 2.073,00 € 172,75 €
35.000 € 2.418,50 € 201,54 €
40.000 € 2.764,00 € 230,33 €

Un lavoratore con una base retributiva di 40.000 euro può maturare, nell’esempio, un valore TFR equivalente a oltre 230 euro al mese.

Questa cifra aiuta a comprendere perché il TFR sia rilevante nelle decisioni di lungo periodo.

Quanto TFR si accumula dopo 5 anni

Passiamo ora da un singolo anno a un periodo più lungo.

Immaginiamo, per semplicità, che la retribuzione rimanga invariata per cinque anni e che ci limitiamo inizialmente a sommare le quote annuali, senza calcolare rivalutazione o rendimento.

Con una base annua di 25.000 euro: 1.727,50 × 5 = 8.637,50 euro.

Con 30.000 euro: 2.073 × 5 = 10.365 euro.

Con 35.000 euro: 2.418,50 × 5 = 12.092,50 euro.

Con 40.000 euro: 2.764 × 5 = 13.820 euro.

Base annua Somma quote TFR dopo 5 anni*
25.000 € 8.637,50 €
30.000 € 10.365,00 €
35.000 € 12.092,50 €
40.000 € 13.820,00 €

*Simulazione semplificata senza rivalutazione, rendimento, variazioni della retribuzione o tassazione.

La realtà sarà generalmente diversa.

Se il TFR rimane nel regime ordinario, il montante accumulato viene rivalutato secondo il meccanismo previsto dalla legge.

Se invece viene destinato a una forma di previdenza complementare, il valore della posizione dipende dall’andamento del comparto, dai costi e dalla fiscalità applicabile.

La semplice somma delle quote annuali è utile per una prima stima, ma non rappresenta il valore finale effettivo dopo molti anni.

Più lungo è l’orizzonte temporale, maggiore diventa l’importanza della rivalutazione o dei rendimenti.

Quanto TFR si accumula dopo 10 anni

Applichiamo lo stesso metodo a un periodo di dieci anni.

Con una base costante di 25.000 euro: 1.727,50 × 10 = 17.275 euro.

Con 30.000 euro: 2.073 × 10 = 20.730 euro.

Con 35.000 euro: 2.418,50 × 10 = 24.185 euro.

Con 40.000 euro: 2.764 × 10 = 27.640 euro.

Base annua Somma quote TFR dopo 10 anni*
25.000 € 17.275 €
30.000 € 20.730 €
35.000 € 24.185 €
40.000 € 27.640 €

*Simulazione senza rivalutazione, rendimenti, variazioni salariali e tassazione.

Questi numeri mostrano chiaramente l’importanza del TFR nel patrimonio di un lavoratore.

Una persona con una retribuzione utile nell’area dei 35.000 euro può accumulare, attraverso la semplice somma delle quote, oltre 24.000 euro in dieci anni.

Se la retribuzione cresce durante il periodo, anche le quote future aumentano.

Supponiamo che il lavoratore inizi con 30.000 euro e, dopo alcuni anni, salga a 40.000.

Il TFR annuale della nostra simulazione passerebbe da circa 2.073 a 2.764 euro.

Gli aumenti di stipendio non migliorano soltanto il netto mensile: possono aumentare anche il TFR maturato nel tempo.

Questo è un elemento spesso ignorato durante le trattative salariali.

Come funziona la rivalutazione del TFR

Quando il TFR rimane nel regime ordinario, il montante accumulato viene rivalutato secondo un meccanismo stabilito dalla legge.

In termini generali, il tasso di rivalutazione è composto da 1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo previsto come riferimento dalla normativa.

Questo significa che la rivalutazione cambia in funzione dell’inflazione.

Facciamo un esempio puramente didattico.

Supponiamo un tasso di inflazione di riferimento del 2%.

La componente variabile sarebbe: 2% × 75% = 1,5%.

Aggiungendo la componente fissa: 1,5% + 1,5% = 3%.

Il tasso lordo di rivalutazione dell’esempio sarebbe quindi del 3%.

Bisogna poi considerare la fiscalità applicabile alla rivalutazione.

La guida COVIP alla previdenza complementare utilizza, in un esempio con inflazione al 2%, una rivalutazione costruita sulla formula dell’1,5% più il 75% dell’inflazione e considera l’imposta sostitutiva del 17% sul rendimento del TFR.

Il principio fondamentale è che la rivalutazione riguarda il montante TFR già accumulato secondo le regole applicabili, non una moltiplicazione indistinta di tutte le quote come se fossero presenti per l’intero anno.

Per una simulazione pluriennale precisa bisogna quindi procedere anno per anno.

Un esempio di TFR con rivalutazione

Immaginiamo un lavoratore che accumuli una quota annuale costante di 2.073 euro.

Per semplicità, utilizziamo un tasso di rivalutazione ipotetico e costante. Nella realtà, naturalmente, il valore cambia nel tempo in funzione dell’inflazione.

Alla fine del primo anno il lavoratore avrà maturato la prima quota.

Negli anni successivi, il montante pregresso seguirà il meccanismo di rivalutazione applicabile, mentre nuove quote continueranno ad aggiungersi.

Questo significa che non è corretto moltiplicare semplicemente la quota annua per il numero di anni e per il tasso di rivalutazione in un unico passaggio.

La rivalutazione deve essere applicata con una logica progressiva.

Il capitale presente da più tempo beneficia del meccanismo per un periodo più lungo. Le quote più recenti, invece, hanno avuto meno tempo per rivalutarsi.

È la stessa ragione per cui, in qualsiasi processo di accumulo, il tempo diventa una variabile fondamentale.

Un lavoratore con venticinque anni di carriera davanti ha un orizzonte completamente diverso rispetto a chi è vicino alla pensione.

Nel lungo periodo non conta soltanto quanto TFR viene versato ogni anno, ma anche per quanto tempo le somme rimangono accumulate e quale meccanismo ne determina l’evoluzione.

Questa considerazione è fondamentale nel confronto tra TFR e previdenza complementare.

TFR in azienda o fondo pensione: cosa cambia

La scelta sulla destinazione del TFR è una delle decisioni finanziarie più importanti per un lavoratore dipendente.

Nel linguaggio comune si parla spesso di “TFR in azienda”, anche se la gestione concreta delle somme dipende dalla dimensione del datore di lavoro e dalla disciplina applicabile.

La distinzione economica più importante, dal punto di vista del lavoratore, riguarda il meccanismo di crescita.

Nel regime ordinario, il TFR segue la rivalutazione legale.

Nella previdenza complementare, invece, il TFR versato contribuisce alla posizione individuale e il risultato dipende dal rendimento del comparto scelto, dai costi e dalla fiscalità applicabile.

Non esiste una risposta identica per tutti.

La valutazione deve considerare l’età del lavoratore, l’orizzonte temporale, la tolleranza alle oscillazioni, il comparto di investimento, i costi della forma pensionistica e l’eventuale contributo del datore di lavoro previsto dagli accordi applicabili.

La COVIP, nella Relazione per il 2025 pubblicata nel 2026, ha indicato che su un determinato orizzonte di confronto il rendimento generale considerato era pari al 3,1%, contro una rivalutazione del TFR del 2,5% nello stesso arco temporale. Questo dato, tuttavia, non significa che ogni fondo o comparto abbia battuto il TFR: i risultati variano in funzione della linea scelta e del periodo osservato.

Il confronto corretto non è “fondo pensione contro TFR” in astratto, ma tra la specifica forma pensionistica, il comparto scelto e l’alternativa della rivalutazione legale del TFR.

Perché il contributo del datore di lavoro può cambiare il confronto

Uno degli elementi più importanti nella valutazione della previdenza complementare è l’eventuale contributo del datore di lavoro.

In alcuni schemi contrattuali, il lavoratore che aderisce alla forma pensionistica di riferimento e versa il contributo previsto può avere diritto anche a una contribuzione aziendale.

Questo elemento può modificare significativamente il confronto economico.

Immaginiamo, a puro titolo di esempio, un lavoratore che versi il TFR e una propria contribuzione alla forma pensionistica e riceva anche un contributo aziendale previsto dal proprio accordo.

In questo caso il confronto non riguarda più soltanto la rivalutazione del TFR contro il rendimento del fondo, ma deve considerare anche il valore della contribuzione aggiuntiva del datore.

Nel lungo periodo, una contribuzione aziendale ricorrente può produrre una differenza rilevante.

Naturalmente bisogna verificare le condizioni previste dal contratto applicabile e dalla forma pensionistica.

Prima di decidere la destinazione del TFR è fondamentale controllare se il proprio CCNL o accordo aziendale preveda un contributo del datore collegato all’adesione e alla contribuzione del lavoratore.

Ignorare questo elemento può portare a un confronto incompleto.

Quanto TFR si accumula con aumenti di stipendio

Finora abbiamo utilizzato una retribuzione costante.

Nella realtà, una carriera può attraversare aumenti, promozioni e cambi di lavoro.

Immaginiamo una persona che abbia la seguente evoluzione retributiva: primi tre anni con una base di 25.000 euro, successivi tre anni con 30.000 euro, quattro anni con 35.000 euro.

La semplice somma delle quote TFR della nostra simulazione sarebbe: 1.727,50 × 3 = 5.182,50 euro, 2.073 × 3 = 6.219 euro e 2.418,50 × 4 = 9.674 euro.

Totale delle quote: 5.182,50 + 6.219 + 9.674 = 21.075,50 euro.

Il risultato è ancora una volta una simulazione senza rivalutazioni o rendimenti.

Ma permette di osservare una cosa importante: la crescita della retribuzione aumenta progressivamente la quota TFR annuale.

Se negli anni successivi la persona raggiungesse una base di 40.000 euro, la nuova quota annua dell’esempio sarebbe di circa 2.764 euro.

La crescita salariale produce effetti non soltanto sul reddito presente, ma anche sulle componenti differite della retribuzione.

È uno dei motivi per cui la RAL deve essere osservata in una prospettiva di carriera e non soltanto attraverso il netto del mese successivo.

Dove vedere il TFR accumulato

La busta paga può contenere informazioni relative al TFR maturato nel periodo e ai progressivi, ma la struttura del cedolino cambia in base al software e al modello utilizzato.

Il lavoratore può trovare diciture relative alla quota TFR del mese, al maturato dell’anno o al progressivo.

È importante però verificare anche la destinazione del TFR.

Se le somme sono conferite a una forma di previdenza complementare, bisogna controllare la documentazione della posizione individuale e i versamenti effettuati.

La verifica periodica è utile.

Non serve controllare ossessivamente ogni mese l’andamento del TFR, ma è opportuno conoscere dove viene destinato, quanto viene versato, quale posizione è stata accumulata, quali costi sono applicati nel caso della previdenza complementare e quale comparto di investimento è stato scelto.

Questi dati diventano particolarmente importanti dopo molti anni.

Il lavoratore dovrebbe sapere non soltanto quanto TFR ha maturato, ma anche dove si trova e quale meccanismo ne determina l’evoluzione.

La consapevolezza è particolarmente importante quando si cambia datore di lavoro.

Il TFR è tassato?

Sì, ma bisogna distinguere le diverse componenti e situazioni.

Il TFR liquidato segue un regime fiscale specifico e non deve essere trattato come se fosse semplicemente uno stipendio mensile aggiunto al reddito ordinario dell’anno.

Nel regime ordinario si applica il meccanismo della tassazione separata secondo le regole previste.

Anche la rivalutazione del TFR ha un proprio trattamento fiscale: sul rendimento derivante dalla rivalutazione si applica l’imposta sostitutiva prevista.

La previdenza complementare segue invece un sistema fiscale differente, con regole specifiche per contribuzione, rendimenti e prestazioni.

Per questo motivo non è corretto confrontare soltanto gli importi lordi finali.

Un confronto finanziario completo dovrebbe considerare il capitale versato, la rivalutazione o il rendimento, i costi, la fiscalità applicata durante l’accumulo e la tassazione della prestazione finale.

Confrontare due alternative soltanto sulla percentuale di rendimento può produrre una valutazione incompleta.

Nel lungo periodo, costi e fiscalità possono avere un impatto significativo sul risultato netto.

Si può chiedere un anticipo del TFR?

In determinate condizioni è possibile chiedere un’anticipazione del TFR, ma non si tratta di un conto corrente dal quale prelevare liberamente in qualsiasi momento.

La disciplina prevede requisiti e condizioni specifiche.

Nel regime ordinario, tra gli elementi da considerare rientrano l’anzianità di servizio presso lo stesso datore e le motivazioni previste dalla normativa.

Le regole delle anticipazioni nella previdenza complementare sono differenti e dipendono dalla disciplina specifica applicabile alle diverse finalità.

Per questo bisogna evitare di confondere i due sistemi.

Una persona che sta valutando la destinazione del TFR dovrebbe considerare anche il tema della liquidità.

Quanto è importante poter utilizzare parte delle somme prima del pensionamento? Per quali necessità? Con quali limiti?

Il TFR è una risorsa di lungo periodo, ma la possibilità di ottenere anticipazioni può diventare importante in determinate fasi della vita.

La scelta dovrebbe quindi essere effettuata valutando non soltanto il rendimento potenziale, ma anche le esigenze finanziarie personali.

TFR e cambio di lavoro: cosa succede

Quando termina un rapporto di lavoro, il TFR maturato segue le regole relative alla destinazione scelta e alla posizione del lavoratore.

Se il TFR è rimasto nel regime ordinario, la cessazione del rapporto porta alla liquidazione secondo le procedure applicabili.

Se invece il TFR è stato destinato alla previdenza complementare, la cessazione del rapporto non significa automaticamente che tutto il capitale venga liquidato come un normale TFR aziendale.

La posizione pensionistica segue le regole della previdenza complementare e le opzioni disponibili dipendono dalle condizioni previste.

Questo è un punto importante.

Molte persone decidono sulla destinazione del TFR pensando esclusivamente al momento della pensione, ma durante una carriera possono verificarsi più cambi di lavoro.

Bisogna quindi capire come gestire la posizione in caso di cambio di settore, nuovo CCNL o nuova forma pensionistica di riferimento.

La mobilità professionale non elimina il valore accumulato, ma può richiedere decisioni sulla gestione e sul trasferimento della posizione previdenziale.

Per questo è utile conservare la documentazione e monitorare le posizioni aperte nel corso della carriera.

Gli errori più comuni nel calcolo del TFR

Il primo errore è pensare che il TFR venga sottratto dallo stipendio netto.

Il TFR è una componente di retribuzione differita e il suo meccanismo non consiste in una semplice trattenuta sul bonifico mensile.

Il secondo errore è applicare automaticamente una percentuale a qualsiasi somma ricevuta dal lavoratore.

Per il calcolo preciso bisogna considerare la retribuzione utile ai fini del TFR.

Un altro errore consiste nel moltiplicare semplicemente la quota annuale per venti o trent’anni e considerare il risultato come valore finale.

Nel lungo periodo bisogna considerare rivalutazione o rendimento, variazioni salariali, costi e fiscalità.

È inoltre sbagliato confrontare il TFR con un generico “fondo pensione medio”.

Le forme pensionistiche hanno costi, comparti e risultati differenti.

Infine, molti lavoratori ignorano l’eventuale contributo del datore di lavoro collegato all’adesione alla previdenza complementare.

Il calcolo del TFR è semplice per una stima annuale, ma il confronto di lungo periodo richiede un’analisi più completa.

FAQ sul calcolo del TFR

Quanto TFR si accumula ogni anno?

Per una stima orientativa si può utilizzare circa il 6,91% della retribuzione utile. Con una base di 30.000 euro, per esempio, la quota annua indicativa è di circa 2.073 euro.

Quanto TFR si accumula con una RAL di 25.000 euro?

Se, nella simulazione, la RAL coincide con la retribuzione utile considerata, la quota annua è di circa 1.727,50 euro.

Quanto TFR si accumula con 30.000 euro di RAL?

In una simulazione semplificata basata sul 6,91%, la quota annuale è di circa 2.073 euro.

Quanto TFR si accumula con 40.000 euro di RAL?

Utilizzando la stessa simulazione, la quota annua è di circa 2.764 euro.

Come si rivaluta il TFR?

Il TFR nel regime ordinario segue il meccanismo legale composto da una quota fissa dell’1,5% e dal 75% della variazione dell’indice dei prezzi utilizzato come riferimento dalla normativa.

Il TFR viene tolto dallo stipendio netto?

No. Il TFR è una componente di retribuzione differita che matura durante il rapporto di lavoro e non deve essere interpretata come una normale trattenuta dal netto mensile.

TFR in azienda o fondo pensione: cosa conviene?

La risposta dipende da età, orizzonte temporale, costi della forma pensionistica, comparto scelto, tolleranza al rischio, fiscalità e presenza di un eventuale contributo del datore di lavoro.

Conclusione

Il calcolo del TFR permette di comprendere una parte importante del valore economico del proprio lavoro.

Per una stima rapida, si può utilizzare una quota annua pari a circa il 6,91% della retribuzione utile.

Questo significa che, nelle nostre simulazioni, una base di 25.000 euro genera circa 1.727 euro di TFR all’anno, 30.000 euro ne generano circa 2.073, 35.000 euro circa 2.418 e 40.000 euro circa 2.764.

Nel corso di dieci anni, anche senza considerare rivalutazioni, rendimenti o aumenti salariali, le somme possono diventare rilevanti.

Con una base costante di 35.000 euro, la semplice somma delle quote annuali supera 24.000 euro. Con 40.000 euro si avvicina a 28.000.

Ma il calcolo annuale è soltanto il primo livello dell’analisi.

Nel lungo periodo bisogna considerare il meccanismo di crescita delle somme.

Il TFR nel regime ordinario segue la rivalutazione prevista dalla legge. Il TFR destinato alla previdenza complementare segue invece l’andamento della forma pensionistica e del comparto scelto, con costi e fiscalità specifici.

Per effettuare una scelta consapevole è necessario conoscere anche l’eventuale contributo del datore di lavoro, l’orizzonte temporale e le proprie esigenze di liquidità.

Il TFR non dovrebbe quindi essere considerato una somma lontana da ignorare fino alla fine del rapporto.

È una parte del patrimonio finanziario del lavoratore che cresce insieme alla carriera e merita di essere controllata e pianificata.

Sapere quanto si accumula ogni anno è il primo passo. Il secondo è capire dove viene destinato, come cresce e quale ruolo può avere nella costruzione della sicurezza finanziaria futura.

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